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<<< Presenze_immaginali - scritto di Vincenzo Ampolo  [Critiche d'Arte]  >>>

Le presenze immaginali

di Giuseppe De Filippo

        

Leggere le opere pittoriche di Giuseppe De Filippo non è un’operazione di poco conto.

Se la forza del colore colpisce la nostra emotività, pure le immagini tracciate dall’artista scavano negli spazi della nostra memoria e ne traggono, di volta in volta, motivi di estatico abbandono come di stupore infantile, per ciò che di eterno permane nel fondo della nostra incoscienza.

Coltivare l’arte della “non adesione” per ciò che è cronaca del quotidiano, opporsi alle banalità perverse e luciferine della stampa, disconoscere e combattere il concetto di Arte come Merce, permette all’artista di collegarsi direttamente alle fonti del suo sentire più profondo, mantenendo vivo e vitale lo spazio da assegnare alla memoria emotiva e immaginativa.

Ne emergono esperienze animiche, figure eteree, nude e leggere come foglie d’autunno, cariche di colore e di vita, ma pure destinate a cadere dagli alberi, non prima d’aver volteggiato nell’aria, spinte dal vento e dalla voglia di esplorare l’intorno.

Tra la caduta e l’oblio vi è uno spazio immaginale, in cui De Filippo sembra collocare questa sorta di ombre fugaci, beate o sofferenti, fluttuanti e leggere, ma sempre di una materia simile a quella dei sogni.

Chissà, sembrano suggerirci queste opere, se l’anima, dopo essersi staccata dal corpo, sia portata a volteggiare intorno al suo tronco insieme ad altre anime-foglie alla ricerca di un senso ultimo, di un luogo di serenità e di pace, di una meta finale.

Nelle tele del Maestro le “anime vaganti”, di uomini e donne non più radicate nello spazio della quotidianità, attraversano luoghi immateriali, sia pure pregni di echi e memorie ataviche. Bagliori improvvisi squarciano il buio che li avvolge e svelano segreti rituali, penitenze inconfessabili, indicibili peccati, eterne beatitudini.

In questo spazio, in questo volo collettivo e solitario, mi piace collocare la poetica di Giuseppe De Filippo, il suo scavo, la sua ricerca senza fine, dove forme e colori, luci ed ombre, danzano una danza in un tempo senza tempo, perchè oltre il tempo cronologico, oltre la storia, oltre il logos che connòta il dicibile e allude ad un indicibile più profondo, più ampio, più comprensivo di ciò che unisce gli esseri umani, il loro collettivo sentire.

 

vincenzo ampolo

 

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Opera inserita il31 Dicembre 2015 • vista110 volte • con2 interventi (l'ultimo il 6 Gennaio 2016)

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