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<<< Quanto stiamo comunicando? - scritto di Domenico Olivero del Maggio 2008 >>>

L’arte e la comunicazione


 

 

Alla fine dell’anno scorso è stato inviato, a migliaia di persone, un messaggio in cui si chiedeva di protestare contro un’azione “artistica” che prevedeva l’uso di un cane lasciato semplicemente morire legato ad una corda. A quest’evento la collettività ha stupidamente risposto con una campagna di sensibilizzazione centrando pienamente l’obiettivo dell’artista di avere la sua giusta visibilità a costo zero.

 

Questo fatto dovrebbe farci riflettere sui nostri gesti quotidiani che sempre più risultano privi di senso e partecipi del degrado collettivo, soprattutto se agiti senza una reale partecipazione e privi di una profondità.

 

La società contemporanea è cambiata completamente, le illusioni civili e religiose sono state superate dalla massificazione del sistema consumistico. L’uomo, oramai slegato dal ciclo della natura, è un prodotto da coordinare ed integrare nei processi di consumo e ogni sua azione, se non ponderata, diventa partecipe a questa strategia.

 

Un altro esempio le olimpiadi date in uso al governo cinese, che mai ha dato segnali di rispetto della dignità umana, ma sostenuto dagli oligopoli che controllano il consumo, da cui tutti noi sempre più siamo dipendenti, e che pare voler difendere i propri diritti di egemonica nuova potenza politica-economica. Le coorporation del consumo da anni lavorano sulla spogliazione delle identità etniche facendo del globo terrestre una noiosa periferia di un illusorio centro che è la pubblicità, luogo di un reale impossibile, per cui perfettamente adatto ad un consumo infinito.

 

Forse per questo che nell’ultima biennale di Berlino i due curatori Adam Szymczyk e Elena Filipovic, hanno dato avvio ad una variegata scena culturale, che si propone come un autentico progetto aperto a tutte le forme creative e all’incontro nelle diversità espressive, soprattutto quelle meno omologate, lasciando da parte i soliti nomi noti dello stagnante sistema arte proposti dalle patinate riviste e consumati nelle commerciali algide fiere. Un piccolo segnale che invita a riappropriarsi della propria storia ed identità, unico baluardo di difesa in un mondo sempre più vuoto e privo di relazioni umane. Perché come insegnano i produttori di beni, più si è soli e più si diventa un ottimo consumatore.

 

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Opera inserita il4 Maggio 2008 • vista354 volte • con4 interventi (l'ultimo il 13 Settembre 2008)

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