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<<< Ai piedi dell'albero della Vita - racconto di Francesco Pasca  [Il luogo delle parole]  del Luglio 2007 >>>
Sostando sulla pavimentazione di Otranto
(dialogo con Thea)

Continuò, proponendomi mille perché:

"Prima ancora di proporle dei numeri, e di come interpretarli, voglio far soffermare la sua attenzione sulla zona, in basso, dell'albero che lei mi ha chiesto di far diventare oggetto della nostra ricerca. Pregiudizialmente, anche se inopportuno il termine, le dirò qual è il parere a proposito, dal momento che non credo in una rappresentazione esclusivamente da attribuire ad un pensiero cristiano.
Dalle premesse, avrà compreso che mi appresto a denunciare la presenza di fatti che si incrociano accidentalmente con le attribuzioni dei suoi simboli ad episodi esclusivamente testamentari o, se volutamente lo sono, è per la matrice universale che li unisce...


Fermai l'incalzante scrivere di Thea che si rincorreva carattere dopo carattere sullo spazio libero della mia scacchiera facendo assumere, fantasticando, ogni tipo di immagine.
Rivoli iconici di scrittura diventavano copiosi per poi rigenerarsi in torrente di spettacolare visione iconografica e poi ancora rovesciarsi come un'immensa piena sulle botole del mio portatile. Il suo narrare ed i suoi perché, al pari dell'epistola di pietra del monaco Pantaleone, era costellata di innumerevoli link mentali pronti a sortire in nuovi rigagnoli e a trasformarsi in fitte reti neuronali.
Notavo l'incrociarsi di quest'ultime che apportavano sempre più diversificate conoscenze e ricordi. Queste, le consideravo di più livelli interpretativi: le prime così come volute da un Pantaleone più prete, e, destinate, così come doveva essere, ai più, a coloro le cui necessità di un apprendimento didattico si soffermavano alle vicende e ai suoi moniti; le seconde, veicolate dall'esperienza della sua cultura monastica appresa nei manoscritti di Casole, ricche di sovrapposizioni, intuizioni, richiami più o meno palesi ad un mondo molto più intricato e nascosto.
In questa veste di conoscenza, ogni parola diventava l'opportunità di una seconda, quest'ultima di rimando tornava alla prima, ma lasciava l'opportunità di collegarsi all'ultima o alla precedente. Il rincorrersi della parola portava allo stesso risultato di un frammento di pagina lapidea che, come la parola scritta, si andava a disegnare lentamente con i suoi infiniti tasselli anch'essi pronti a ricevere altrettante notazioni e rimandi. Pensavo ai miei alunni, al loro predisporsi, al pari di un giovane Pantaleone, di fronte all'opportunità di un nuovo linguaggio.
Pensavo al mio divenuto obsoleto, out e costretto ad un fare limitato e didascalico.
 
...Al dunque, quindi; se la partenza è la natura dell'albero e di ciò che troviamo ai suoi piedi rappresentato, per primo, è legittimo valutare la presenza a sinistra di un cavallo; perché non cavalla, o più precisamente, perché non «Atena la puledra», dea del culto locale del cavallo e amata da Borea? Dico ciò perché anche il culto di Borea è libico come quello di Tanit...
Nell'ascoltare le parole di Thea, in quel momento, pensavo alla mia terra, a quella fascia di Sud fra mare, cielo e mare, a quella probabile, stessa, magica componente di bolo e amore del monaco Pantaleone che, come me, sicuramente, aveva avuto modo di attraversare, sognare, raccontare. Pensavo alle coste ruble otrantine battute dal vento del Nord, quel Grecale, il più violento dei venti. Correva alla mia mente la sua prolificità, portata con noncurante malizia alle cavalle di Dardano. Sognavo alla base di quell'albero e correvo anch'io, come il vento e con la stessa fervida fantasia di quei miti. Distaccatomi da questi pensieri, continuai la lettura del messaggio di Thea.
 
Proseguendo nella lettura, verso destra, troviamo in piedi due figure contrapposte, anche queste, perché non gemelle?
Perché non associarli ad Eretteo e Bute, due altrettanti famosi personaggi mitologici spiegati con il luogo di cui sopra? E poi ancora, perché non associarli al culto ateniese dell' orgiastica dea-ape?
Perché devono considerarsi scudi ciò che probabilmente sono due nidi di alveare?
Da un'analisi relativa alle due circonferenze, ritenute riparo, è lecito chiedersi come mai la presenza della mano destra e sinistra delle due figure non appare come presa di uno strumento di difesa, ma, data la loro assenza, più come intente a frugare in qualcosa che ha a che fare con un contenitore, nido d'alveare; ciò è supposto da una pratica diffusa fra gli apicultori, per la presenza, nelle altre due mani, dei bastoni probabilmente più idonei a stordire, con il rumore del loro incrociare e battere, le api.
Perché i due personaggi non potrebbero estrarre del miele in questo modo?
E poi, ancora dai miti, ci giunge che i cavalli erano sacri alla Luna e che in seguito soppressero il culto orgiastico delle giumente selvagge. Da tutto questo, perché i due cavalli, rappresentati a sinistra dell'albero, non potrebbero essere Arione e Despena-Demetra? ...


Mi raggiunse, ancora una volta, il pensiero della mia terra.
Una terra, dominio di tutti gli dèi, in particolare di Poseidone che, al pari di suo fratello Zeus per dignità, ma non per potere, ha quel carattere cupo e litigioso come è spesso il mio mare nelle corte giornate invernali. Lì, nelle distese di azzurro piombo, immaginavo albergare, in immense stalle, i suoi bianchi cavalli con zoccoli di bronzo e criniere d'oro.
Sentivo, col frastuono dei suoi cavalli, l'avvicinarsi del suo cocchio dorato che, al suo apparire, qualunque tempesta, improvvisamente cessa, intimorita altresì da mostri marini che emergono dalle onde e gli fanno da scorta. Infatti, la descrizione appresso narrate da Thea, acclaravano le situazioni da me immaginate.
 “...Anche la leggenda della terra degli Atlantidi, dove le Amazzoni libiche, cioè le tribù matriarcali descritte da Erotodo porterebbero ad individuare Atlantide come la Libia occidentale.
Tutto conduce, inesorabilmente e sempre, allo stesso luogo e alla stessa divinità matriarcale. Infatti, la zona ad occidente della Libia può essere stata distrutta dal formarsi del lago Tridonide a seguito di impreviste inondazioni o catastrofi naturali, in genere così come narrato dagli storici del tempo.
Potrebbe così essere spiegata anche la presenza degli elefanti, di cui Platone narra e che sembra popolassero la perduta Atlantide.
Ed ancora, la capigliatura fulva in uno dei gemelli sopra citati, perché non ricondurla, per volere descrittivo del mosaicista, a sottolinearne l'eredità genetica di una mescolanza fra le genti del nord e gli abitanti dell'antica Libia occidentale, probabilmente la civiltà atlantidea?
Anche la presenza del topo può essere ricondotta ad una interpretazione più vicina alla nostra cultura mitologica; infatti, potrebbe trattarsi del culto di Apollo Sminteo (Apollo topo) ed alla leggenda di Minosse che fece ingoiare a Glauco un topo, guarda caso, rivestito di miele."

 Lo sentivo, il dolce di quel miele, lo stesso miele della mia infanzia, quello “sottratto” dalle colorate casette di legno disposte ad Oriente lungo lo stretto camminamento fra i filari dell'aranceto di famiglia. Sentivo quell'operosa vitalità al servizio dell'ape Regina.
Ricordavo quel ritmo delle stagioni cadenzato da quel “rubare” l'esito di quella brulicante comunità ingegnosa. Quel miele, lo assaporavo nei gesti della smielatura, dove i melari, dapprima disopercolati e poi inseriti in uno strano marchingegno, la legge della forza centrifuga lo strappava da quei prismi esagonali.
Lo riassaporavo mentalmente nel tragitto tra la centrifugazione operata nei due sensi e il filtraggio e poi ancora nell'attenta decantazione. Nell'assaporare i ricordi, ecco l'ulteriore precisazione di Thea.

Neith o Tanit, madre degli dèi, è associata all'ape, emerge dalle acque e crea la sede delle anime sulla collina primordiale, la prima terraferma, diventando la madre celeste di tutti. Da sempre è la «Regina Austri» identificata anche con Venere-Sirio di cui si ricorda scritto sui testi dei Sarcofagi:
« ...o mia anima, Sothis, preparami una via, costruisci una scala che giunga a te, Grande Polo, tu che sei mia madre, che io possa andare dove sorge Orione...
».”
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Opera inserita il17 Dicembre 2008 • vista493 volte • con4 interventi (l'ultimo il 18 Dicembre 2008)

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